Un gruppo di fan provenienti da vari siti dedicati alla saga di Twilight ha avuto occasione di intervistare Bill Condon, il regista di Breaking Dawn Parte 1 e Parte 2.
Qui trovate in inglese la prima e la seconda parte del dialogo tra Bill e le fan, e qui sotto vi proponiamo la traduzione dei passi più interessanti.
Domanda: È interessante vedere che nel trailer appena uscito sono presentati punti di vista alternativi: è stata una tua idea o una collaborazione con Melissa Rosenberg (la sceneggiatrice) e Stephenie Meyer?
Bill: Già, per esempio i Denali, giusto? Nel libro sono loro ad arrivare, ma ci è sembrato che mettere i nostri protagonisti “on the road” in tre posti diversi fosse importante, e penso che ve ne accorgerete vedendo il film. Per quest’ultimo film era importante mostrare l’ampiezza, la vastità del mondo abitato dai vampiri, quindi è stata una decisione logica. La difficoltà era dover presentare 23 nuovi vampiri e fare in modo che lo spettatore imparasse a conoscerli prima della battaglia finale. È stato molto divertente per gli attori, che sapevano di avere una o due scene soltanto e di doverle azzeccare alla perfezione.
Com’è lavorare con così tanti attori?
Come allestire uno spettacolo teatrale, quasi un musical: le tempistiche devono essere perfette, perché 100 pagine di libro sono diventate 25 pagine di sceneggiatura, e bisogna impedire che le scene diventino monotone.
Com’è stata l’esperienza di filmare la Parte 1 e la Parte 2 insieme?
Di recente mi hanno chiesto che consiglio darei ai produttori di Hunger Games, che stanno pensando di dividere in due parti l’ultimo film, e io ho detto: non fatelo, per carità! [Tutti ridono.] Sto scherzando, è un lavoraccio ma alla fine l’esperienza della Parte 1 è stata utile per mettere insieme la Parte 2. Ma allo stesso tempo… stiamo tagliando scene che abbiamo girato un anno e mezzo fa, e sembra passata una vita. All’inizio il film doveva uscire a luglio, se vi ricordate, poi è stato spostato a novembre. Ormai non ne posso più: voglio che lo vediate prima possibile! Ma il tempo in più ci è servito: il lavoro è stato più complesso del previsto.
Da quel che abbiamo visto, la Parte 2 appare un po’ diversa, visivamente…
All’inizio pensavo che questo film dovesse essere girato in 3D. Perché ci spostiamo dentro Bella: finora abbiamo solo sentito parlare di cosa vedono e sentono i vampiri, durante la caccia o con la loro super-visione notturna, ma ora finalmente potremo vederlo anche noi. Alla fine abbiamo deciso di non usare il 3D, ma per esempio la scena della prima caccia di Bella, quando corre nella foresta, è girata con una cinepresa ad alta definizione, per dare più nitidezza a ciò che accade dal suo punto di vista. I due film sono diversi perché seguono il cammino di Bella, da umana a vampira e madre.

Nella Parte 1 c’era il punto di vista di Jacob…
Qui invece c’è Bella. C’è solo Bella.
La comunicazione tra Bella e Renesmee somiglierà alla telepatia che c’è tra i Lupi?
No, sarà diversa. È un modo tutto nuovo di comunicare, quindi abbiamo potuto sbizzarrirci con un approccio visivo completamente diverso.
È stato più facile in questa seconda parte inserire elementi umoristici, per esempio il braccio di ferro con Emmett? Nella Parte 1 alcuni di questi momenti sono stati tagliati…
Per esempio la scena con Jacob, Rosalie e la ciotola per cani. Comunque anche nella Parte 2 ci sono un paio di momenti che abbiamo girato e poi tagliato. Ma meno che nel primo film. Ci è sembrato che fosse più importante restare con Bella.
Qual è stata la scena più difficile da girare?
Ho sempre pensato che le scene più difficili – ed è stato interessante vedere come le ha affrontate ciascun regista – fossero quelle con i Cullen: non bevono tè o caffè, non fumano, non si siedono, non camminano… stanno sempre fermi. Ma tutto questo non è niente in confronto a una scena con 27 vampiri in una stanza. Ventisette statue che interpretano una scena di grande impatto emotivo: è stata una vera sfida. Adoro quella scena, ma è stata un incubo.
Come si inserisce l’aspetto romantico in un film che ha molta più azione? È stato difficile?
È interessante, perché il triangolo non c’è più, ma è stato sostituito dall’amore di Bella e Edward e dal loro amore per Renesmee, che diventa il fulcro delle emozioni nel film. I protagonisti sono adulti, sono sposati, trovano il tempo per esprimere i sentimenti che provano l’uno per l’altra, ma non nello stesso modo in cui lo facevano nel primo film, quei sospiri adolescenziali. Sono sentimenti più maturi, e penso che gli spettatori ne resteranno sorpresi.
Quali problemi ha posto la rapidissima crescita di Renesmee?
Un mucchio. Ormai saprete che nel film cresce più in fretta che nel libro. E penso che questo sia il cambiamento più importante e potenzialmente pericoloso che abbiamo fatto rispetto al romanzo. Ma il problema era che immaginare tutte quelle scene, soprattutto quella sul campo alla fine, e immaginare una bambina di un paio d’anni… Nel libro funziona, ma sullo schermo non avrebbe funzionato. Quindi la vediamo crescere: è sempre Mackenzie Foy, è sempre la sua interpretazione, ma affiancata in modo molto complicato ad altre bambine di diverse età. È stato un procedimento molto complesso, e non possiamo ancora mostrarvelo perché non abbiamo finito di realizzarlo.






